MOSTRA: Antonio Amorosi - Vita quotidiana nel Settecento
SEDE: Palazzo Pascali - Comunanza (AP)
PERIODO: 16 maggio - 12 ottobre
ORARIO: (maggio, giugno, settembre e ottobre) 16.30-20.30 ven. sab. dom.;
(luglio e agosto) 18-22 tutti i giorni - Chiuso lunedì
ENTI PROMOTORI: Assessorato Cultura Provincia di Ascoli Piceno
in collaborazione con il Comune di Comunanza e la Fondazione Carisap
CURATORI: Anna Lo Bianco, Stefano Papetti
ALLESTIMENTO: Michelangelo Lupo
INFORMAZIONI: Assessorato Cultura Provincia Ascoli Piceno tel.0736/277540-277331
DESCRIZIONE MOSTRA: La mostra è dedicata al pittore Antonio Amorosi
(1660-1738), nato a Comunanza ma vissuto dall'età di otto anni a Roma dove si
forma con Giuseppe Ghezzi e dove lavora per tutta la vita. Egli si dedica soprattutto
a opere di soggetto realistico e giocoso: scene di vita familiare, ritratti
di fanciulli, descritti con lo spirito del narratore arguto.
Una vera eccezione, pertanto, tra gli artisti dell'epoca, impegnati prevalentemente
nelle opere religiose o storiche, che Amorosi realizza solo saltuariamente.
Le sue piccole scene realistiche, definite dal suo biografo Leone Pascoli "bambocciate",
proprio per la loro eccentrica rarità, incontravano il gusto di committenti
prestigiosi come il Duca d'Ucceda, ambasciatore del re di Spagna a Roma, il
marchese Pallavicini, il marchese Casati, i cardinali Orighi e Lercari e molti
altri tra cui i viaggiatori stranieri, anch'essi attratti dalla grazia delle
scenette del pittore.
La rassegna offre l'opportunità di conoscere questa produzione, allora così
ricercata e curiosa, di un artista affermato e noto nella Roma del XVIII secolo.
In mostra sono presenti circa trentacinque opere.
Tra queste, il bellissimo Ritratto di giovane scultore, del Museo Fesch di Ajaccio,
l'Interno di bettola con suonatore di mandola, restaurato per l'occasione, della
Galleria nazionale d'arte antica in Palazzo Barberini, i Fanciulli con cesto
di carciofi e uccellini della Collezione Lemme e il Concertino della Pinacoteca
civica di Ascoli Piceno. Saranno esposte anche due grandi tele di soggetto religioso:
l'Angelo custode e lo Sposalizio mistico di S. Caterina.
L'esposizione è introdotta dalla presenza di alcuni dipinti dell'artista danese
Bernardo Keilhau detto Monsù Bernardo (1624-1687), che in passato è stato spesso
confuso con Amorosi per l'affinità delle rappresentazioni e che può considerarsi
il suo punto di riferimento romano per le scene di genere. La mostra è introdotta
dalla presenza di alcuni dipinti dell'artista danese Bernardo Keilhau detto
Monsù Bernardo (1624 -1687), che in passato è stato spesso confuso con Amorosi
per l'affinità delle rappresentazioni e che può considerarsi il suo punto di
riferimento romano per le scene di genere. L'accostamento, inedito, ci aiuterà
meglio a comprendere il rapporto tra i due personaggi: Monsù Bernardo, ancora
impregnato di un realismo nordico, attento e partecipe al mondo dei poveri e
Amorosi che diluisce in chiave di tenera intimità e grazia arcadica la realtà
quotidiana raffigurata.